I bimbi in fuga continuano a morire, e noi cosa facciamo?

23 gennaio 2016
Seven people from Pakistan arrive on the Greek island of Kos after rowing all night.

Di Andrea Iacomini (Portavoce Unicef Italia)

Sono un cittadino italiano, un padre prima di tutto e poi il portavoce in Italia della più grande agenzia mondiale per la tutela dell’infanzia, l’UNICEF. Oggi penso che non possiamo più assistere né accettare che circa 20 bambini muoiano nel mare Egeo senza far nulla, davanti ai nostri occhi, è il fallimento di tutto, è contro ogni diritto civile, un crimine contro l’umanità oltre che una palese violazione della Convenzione sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza che tutti i Paesi del mondo hanno ratificato.


Non possiamo voltare le spalle di fronte alle morti continue di bimbi nell’Egeo solo perché non avvengono sulle nostre coste. Sono giornate tristi per l’umanità. Oltre al dibattito su Schengen l’Europa, unita, osservi una giornata di lutto per ricordare queste vittime del nostro egoismo e l’Italia dimostri per prima di non essere indifferente e si faccia capofila di questa iniziativa. I governi nazionali devono aprire, come abbiamo chiesto per le città sotto assedio in Siria, Yemen, Iraq, sebbene in situazioni diverse, immediati e continui corridoi di umanitari per le famiglie ed i bambini in fuga. Tutto quello che sta accadendo è paradossale. I migranti fuggono da morte sicura nei loro paesi e trovano la morte nei nostri mari senza che nulla venga fatto, è assurdo. Non deve morire neanche un bambino al giorno in mare, nessuno. Dobbiamo chiedere perdono a queste umanità.