Il 5 gennaio 1984 veniva ucciso Pippo Fava

5 gennaio 2016
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di Giuseppe Giulietti

 

“Un giornalismo fatto di verità aiuta a combattere la corruzione”, bisogna ripartire da queste parole per comprendere il senso della vita di Pippo Fava, giornalista, scrittore, drammaturgo, uomo di cinema e di mille altri talenti, ammazzato dalla mafia il 5 gennaio del 1984. Oggi quasi tutti lo onorano, ma la sua vita fu segnata da contrasti, aggressioni, tentativi di diffamazione, assalti di ogni tipo con l’obiettivo di fermare le sue inchieste e le battaglie civili condotte con i suoi amici e collaboratori di sempre, per citarne solo alcuni, da Riccardo Orioles a Michele Gambino, da Antonio a Roccuzzo ai figli Claudio ed Elena, recentemente scomparsa.


Quello che mafiosi, corrotti ed oligarchi catanesi, e non solo non potevano sopportare era la sua tenacia, la capacità di non mollare mai la presa, di ricostruire i contesti criminali di dare memoria alla pubblica opinione, di seguire la ragnatela delle complicità, delle omissioni, delle collusioni. Questa tenacia aveva ispirato articolo, libri, film, programmi radiofonici e televisivi, in una stagione nella quale uomini di stato, di chiesa, delle istituzioni negavano persino l’esistenza della mafia.
Per questo fu contrastato e infangato, in vita e dopo morto. Non mancarono, come era accaduto per Peppino Impastato e riaccadrà con Giancarlo Siani e Don Pino Puglisi, chi tentò indirizzare le indagini verso la pista sentimentale o addirittura sulla presunta depressione per le difficoltà della sua ultima creatura professionale “I Siciliani”, che ancora oggi prosegue le pubblicazioni e che ha dedicato il numero di gennaio proprio a Pippo Fava,alla sua storia, alla sua attualità.
Il sindaco di allora, Nino Drago, andreottiano, sollecitò addirittura le Autorità a chiudere il caso, per impedire che i “Cavalieri” del lavoro, i cosiddetti benefattori della città, potessero decidere di lasciare Catania, disturbati dai troppi riflettori accesi anche su di loro, sugli scritti di Fava e soprattutto sulle denunce sue e della sua redazione. Per fortuna, anche allora, esistevano magistrati, poliziotti, politici, giornalisti più appassionati alla ricerca della verità e della giustizia che alla protezione delle mafie e della corruzione.
La loro azione ha portato alla condanna di alcuni degli autori dell’assassinio di Fava, ed anche i cavalieri hanno perso l’aureola della ” Santità”, dei loro protettori si è quasi perso il ricordo, i loro nomi resistono solo negli archivi giudiziari, quello di Pippo Fava ha invece superato anche il muro del tempo e delle generazioni. Per questo ci sembra giusto ricordarlo riproponendo l’editoriale ” Lo spirito di un giornale” pubblicato su ” Il giornale del Sud” il giorno undici ottobre del 1981, il giorno dopo, Pippo Fava fu estromesso dalla direzione.
Ecco il link.