Mafie nel Lazio: online il nuovo rapporto

11 Luglio 2016

Sono 93 le organizzazioni criminali in Lazio (70 clan e 23  organizzazioni dedite al narcotraffico nei diversi quartieri del territorio capitolino), un numero in aumento rispetto al 2015 in cui ne erano stati registrati 88.

Questo il quadro mostrato dal secondo Rapporto “Mafie nel Lazio”, curato dall’Osservatorio Tecnico-Scientifico per la Sicurezza e la Legalità della Regione Lazio, in collaborazione con l’Associazione Libera, presentato giovedi 7 luglio alla Casa del Jazz.

Il rapporto è il resoconto, rigoroso e documentato, delle principali inchieste giudiziarie sulle organizzazioni criminali nel Lazio, dei documenti istituzionali e degli interventi pubblici sul fenomeno mafioso, con una particolare attenzione alle vicende dell’ultimo anno preso in esame in questa seconda edizione.

“Roma e’ citta’ aperta criminale. Qui c’e’ uno scenario plurale, unico, incomparabile con il Sud e il Nord Italia, perche’ qui operano organizzazioni criminali diversi tra loro. E’ uno scenario multilivello”. Lo ha detto il procuratore aggiunto di Roma, Michele Prestipino, intervenendo alla presentazione del Rapporto ‘Mafie nel Lazio’ alla Casa del Jazz.

Si tratta di famiglie, cosche, clan, consorterie autoctone, che operano in associazione tra loro commettendo reati aggravati dal metodo mafioso e con la finalità di agevolare l’organizzazione criminale di cui fanno parte. Il business è quello del narcotraffico, riciclaggio, attraverso l’intestazione fittizia di beni e attività commerciali, usura, estersioni ai danni degli operatori economici della regione. I clan condizionano e mettono a rischio il regolare svolgimento delle attività amministrative in alcune aree del territorio, commettono reati in ambito finanziario, occupano gran parte del mercato immobiliare, della ritsotrazione, della filiera del gioco d’azzardo e infine del comparto alberghiero-turistico-balneare.

La sua lettura offre un quadro d’insieme per un’analisi sulla penetrazione della criminalità organizzata nella  regione. Il lavoro è il risultato del monitoraggio curato dall’Osservatorio sin dalla sua nascita: si tratta di una analisi alimentata, nel tempo, dal confronto con le Forze dell’Ordine, la Magistratura, le Istituzioni, le associazioni e i giornalisti, impegnati nei rispettivi ambiti di azione, nel contrasto e nella denuncia del fenomeno mafioso nella regione.

 

 

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