Gambia, giura il neo presidente

26 febbraio 2017
Faustin%20Archange%20Touadera

di Luca Mershed

Subito dopo la transizione pacifica del potere da Barack Obama a Donald Trump negli Stati Uniti, anche in Gambia la crisi che si stava prospettando è stata risolta senza un solo colpo di pistola. L’ex Presidente, Yahya Jammeh, è apparso sulla tv nazionale annunciando la sua decisione “di abbandonare il mantello della leadership”.
La decisione di Jammeh di dimettersi non è stata importante solo per il suo popolo, permettendo di non spingere il Paese in un bagno di sangue per mantenere il potere, ma ha anche fissato un precedente importante in Africa per una transizione pacifica del potere dopo una dittatura pluridecennale .
I comuni disordini politici in Africa sono etichettati come una “maledizione di una sconfitta elettorale autoritaria”. Si tratta di una maledizione che affligge tutti i Paesi con una lunga storia di un regime autoritario dove le domande sul destino del leader uscente durante e dopo il passaggio dei poteri e la transizione da una politica autoritaria ad una democratica restano irrisolti.
Jammeh prese il potere in Gambia nel 1994 attraverso un colpo di Stato militare ed è rimasto alla guida del Paese per 22 anni, venendo regolarmente rieletto in quelle che erano percepite come elezioni scorrette e viziate da brogli. Il 1 ° dicembre, l’avversario delle elezioni del 2016 di Jammeh, Adama Barrow, ha vinto contro ogni pronostico con un vantaggio del 4%: una sconfitta che l’ex Presidente ha, inizialmente, accettato.
La crisi è, invece, cominciata quando, il 9 dicembre, Jammeh ha annullato la sua precedente concessione della sconfitta. Anche se Jammeh ha sostenuto che vi sono state irregolarità elettorali, ciò che lo ha realmente spinto a cambiare la sua idea è stata la sua paura di rappresaglie politiche contro sé stesso da parte dell’opposizione.
Invece di cogliere la concessione della sconfitta di Jammeh come un’opportunità di negoziare una strategia di uscita per garantire il trasferimento pacifico del potere, la politica di vendetta, comune durante le transizioni da un regime autoritario, ha iniziato a insinuarsi nel discorso politico. I membri dell’opposizione hanno cominciato a chiedere di annullare il ritiro del Gambia come membro della Corte Penale Internazionale, rifiutando l’immunità per Jammeh ed il sequestro dei suoi beni.
Jammeh si è gettato all’offensiva, dichiarando lo Stato di emergenza e spingendo il Parlamento ad estendere il suo potere di tre mesi.
La leadership regionale è stata centrale per il successo degli sforzi diplomatici per risolvere la crisi. La Comunità Economica degli Stati dell’Africa Occidentale (ECOWAS) ha preso il comando nel fissare l’agenda e mettere in atto il processo diplomatico che ha coinvolto cinque turni di missioni presidenziali a Banjul (Capitale del Gambia) mobilitando un numero totale di sei Presidenti africani, tra cui il Premio Nobel per la pace, Ellen Johnson Sirleaf , Presidente della Liberia.
A differenza di altri trasferimenti di potere in Africa, ECOWAS ha deciso di non scendere a compromessi ed ha spinto per far rispettare l’esito delle elezioni del 1 dicembre. I suoi sforzi diplomatici hanno, anche, ricevuto un solido sostegno da parte di attori internazionali, come l’Unione Africana, che ha messo in guardia Jammeh di “gravi conseguenze” per i suoi possibili atti, le Nazioni Unite e l’Unione Europea.
Un fattore importante nella risoluzione del successo della crisi è stato che ECOWAS non ha limitato la sua azione solo alla diplomazia, ma ha, anche, sostenuto i suoi sforzi con una minaccia credibile di un’azione militare. Oltre alla sua decisione del vertice del 17 dicembre di “intraprendere tutte le azioni necessarie” – un eufemismo per l’uso della forza – gli Stati membri dell’ECOWAS hanno mobilitato le loro truppe e si sono preparati per entrare nel territorio del Gambia alla scadenza del 19 gennaio, termine fissato a Jammeh per lasciare il potere.
Il crollo del regime di Jammeh dall’interno è stato un importante catalizzatore per la fine rapida e pacifica della situazione di stallo. Le dimissioni del Gabinetto susseguitesi dopo l’abbandono del Vice Presidente di lunga data, Isatou Njie-Saidy, hanno costretto Jammeh a sciogliere del tutto il suo Governo. Anche il Capo militare di Jammeh alla fine ha annunciato che non aveva alcun piano per combattere le truppe di ECOWAS in marcia verso il Gambia.
Cercando di evitare spargimenti di sangue, ECOWAS ha deciso di non dare seguito alla sua minaccia iniziale di garantire l’insediamento di Barrow a Banjul ed ha, invece, optato per una decisione straordinaria facendo giurare il nuovo Presidente del Gambia presso la sua ambasciata nella capitale del Senegal, Dakar, il 19 gennaio.
Questo atto ha sigillato la sconfitta politica di Jammeh, aprendo la strada per l’Unione Africana e gli altri a ritirare il loro riconoscimento di Jammeh e dare il benvenuto a Barrow come legittimo Presidente del Gambia.
Ciò che in definitiva ha garantito la fine pacifica della crisi è stata l’eventuale negoziazione di successo dei termini per l’uscita di Jammeh. In cambio di un trasferimento pacifico del potere al nuovo Presidente, l’ex Presidente ha ricevuto garanzie di una pensione sicura con tutti i vantaggi di cittadino, Capo di Partito ed ex Capo di stato.
In questo modo, il Gambia ha sollevato un importante precedente per altri governanti autoritari, che continuano ad essere al potere a lungo dopo aver perso il sostegno popolare a causa del loro futuro incerto. L’esperienza del Gambia mostra che i dittatori o Governi autoritari possono ottenere un’uscita dignitosa dal potere, se permettono un’elezione libera e giusta.
Il chiaro esempio del Ghana mostra come i partiti di opposizione e la cittadinanza, nei Paesi con leader autoritari, non solo dovrebbero forgiare un’unità durante le elezioni, ma anche dovrebbero lavorare con gli organismi regionali ed internazionali per un’uscita negoziata che garantisca il trasferimento pacifico del potere.
La conclusione è che Adama Barrow ha giurato –dopo averlo fatto a Dakar nell’ambasciata del suo Paese- come presidente sul suolo del Gambia, così da segnare la fine di una situazione di stallo politico con l’ex leader.
Il 18 febbraio, vestito con abiti tradizionali bianchi, Barrow è arrivato allo Stadio dell’Indipendenza a Bakau, una cittadina a 20 km dalla capitale Banjul, dove è stato accolto calorosamente prima di giurare per il nuovo incarico.
Diversi leader mondiali e migliaia di gambiani hanno assistito alla seconda cerimonia di giuramento di Barrow. L’attuale Presidente ha rinnovato il suo impegno nel far rimanere il suo Paese presso la Corte Penale Internazionale (CPI), ricongiungersi al Commonwealth e liberare i prigionieri politici.
Già l’Unione Europea, che aveva tagliato il supporto durante le tensioni con Jammeh, ha recentemente annunciato un pacchetto di 80 mila dollari di assistenza. Boris Johnson, Ministro degli Esteri britannico, ha visitato Barrow martedì, dicendo: “Noi siamo qui per aiutare”. Il Presidente del Senegal, Macky Sall, era tra gli invitati alla cerimonia di giuramento. Altri partecipanti inclusi i leader del Ghana, Liberia, Costa d’Avorio e l’Assistente del Segretario di Stato per gli Affari Africani, Linda Thomas-Greenfield erano presenti allo Stadio dell’Indipendenza: la comunità ha mostrato un’unanime appoggio al nuovo Governo formatosi democraticamente.